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La pausa caffè in Italia e nel mondo

Da: Martina - Categoria: Il Piacere del Caffè

Oltre a essere un diritto, la pausa caffè è anche un momento di convivialità che accomuna tutti gli uffici e ambiti lavorativi sociali.

La pausa caffè è diventata un vero e proprio caposaldo della cultura lavorativa.

Sempre vissuta come puro piacere, in Italia questo lasso di tempo dai 5 ai 10 minuti è diventato un rituale davvero intoccabile.

Ognuno vive la pausa caffè in maniera differente ma da dove sia originata questa ormai tradizione è ancora un mistero.

Storicamente la pausa caffè è naturalmente legata alle giornate lavorative, al punto tale di essere entrata integralmente a far parte dei diritti fondamentali dei lavoratori da oltre un secolo.

Prima dell’entrata in vigore di questa legge, interrompere il flusso lavorativo era considerato qualcosa di scorretto.

Il solo pensiero di mettere a disposizione un distributore automatico non era nemmeno contemplato. Tutto per evitare di dare occasioni di svago a chi veniva pagato per lavorare e non per bersi un caffè in orario aziendale.

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Il cambiamento degli inizi del novecento

Fu proprio a inizio secolo che la pausa caffè diventò un diritto ufficiale per tutti i dipendenti. 

C’è chi ipotizza che la pausa caffè sia legata all’invenzione della macchina per l’espresso tramite un processo innovativo per la preparazione del caffè.

Infatti nel 1901 Luigi Bezzera, per far sì che i suoi dipendenti bevessero il caffè più velocemente, progettò una delle prime macchine che usava la pressione del vapore per spingere l’acqua attraverso il caffè macinato.

Però, una delle prime aziende a offrire una pausa ufficiale durante la giornata lavorativa non accadde in Italia.

Bensì la Barcalo Manufacturing Company di Buffalo, USA, azienda produttrice di poltrone. Nel 1901 instaurò una pausa caffè di 15 minuti al giorno tra i benefit garantiti ai propri dipendenti.

Va notato però che caffè gratuito per i dipendenti fu poi elencato nelle spese della società nel 1902.

Dopo la seconda guerra mondiale, con il boom dell’industrializzazione, fecero capolino i primi distributori automatici di caffè negli uffici.

Questo fu un grande cambiamento in quanto rese il caffè ancora più veloce ed economico dispensando un caffè dopo l’altro.

Solo nell’arrivo del 1952 il termine “pausa caffè” entrò nel vocabolario comune a pieno titolo.

Questo accadde quando il Pan-American Coffee Bureau investendo 2 milioni di dollari all’anno divulgò annunci radio e stampa, invitando la gente a “Give yourself a coffee-break – and get what coffee gives to you”.

Ovviamente fu un mossa strategica per pubblicizzare quella che presto diventò l’abitudine di ogni ufficio.

In Italia

Nel 1968 all’interno delle fabbriche iniziarono una serie di scioperi e contestazioni che lottavano per ottenere più diritti per i lavoratori.

Le grandi filiere, che svolgevano tutto il lavoro all’interno di quegli stabilimenti, subirono dei profondi cambiamenti dovuti al clima di rivolta.

Ciò non avvenne in termini di calo del fatturato e dei volumi (spesso dovuti alle frequenti chiusure delle fabbriche) ma piuttosto nella trasformazione del concetto di pausa.

Veniva finalmente abbandonato il concetto sbagliato di tempo “rubato” al lavoro per acquisire l’accezione di un meritato momento di sosta e di socialità.

Naturalmente i datori di lavoro si accorsero in fretta che le prestazioni dei loro dipendenti miglioravano nettamente con la pausa caffè.

Questo fortunatamente fu un incentivo abbastanza convincente per mantenere l’abitudine.

La successiva istituzione di una pausa caffè così diffusa nei luoghi di lavoro ha generato una grandissima crescita nel settore di distributori automatici di bevande. Perché diciamo bevande e non caffè?

Perché negli odierni distributori automatici si trova molto di più rispetto a solo l’espresso.

Le macchinette hanno infatti disponibilità di tante altre bevande come tè, orzo e cioccolata calda.

L’offerta però non si ferma qui! In alcuni distributori i nostri lavoratori spesso possono trovare anche biscottini, fette biscottate e altri snack pronti da sgranocchiare.

Questo tutto per rendere la pausa caffè più piacevole e rigenerante.

Cosa succede nel mondo?

Lavorando in Germania si può trovare la “kaffeeklatsch”. La pausa ideale per discutere degli eventi del giorno e fare pettegolezzi davanti a una tazza di caffè.

Vista la grande importanza data a questo momento, i tedeschi sono arrivati al punto di usare una parola speciale per riferirsi a essa.

In Svezia la “fika” è una specie di pausa caffè che avviene due volte al giorno (mattino e pomeriggio).

Questo concetto nordico in realtà non è del tutto simile al nostro classico break al bar o davanti la macchinetta. Sono infatti delle vere e proprie occasioni di scambio e socializzazione ideali per incrementare le efficienze e migliorare la produttività.

Il termine, per evitare equivoci e le facili ironie, è un nome (e verbo) che deriva dalla parola svedese “kaffe” (caffè).

Per nella loro cultura, la “fika” è una tradizione consolidata e il vero segreto per lavorare felici. Un ingrediente sacrosanto per ridurre lo stress causato dal lavoro!

Obbligatorio in ogni posto di lavoro, persino sul sito di IKEA si legge che alcune delle migliori idee e decisioni avvengono durante la “fika”.

C’è da dirlo, non è solo il caffè a creare le premesse per una pausa produttiva.

Anche la caduta temporanea delle gerarchie sociali rende i lavoratori svedesi tra i meno stressati al mondo. Si scambiano informazioni, si appianano conflitti, si diminuisce la stanchezza e si promuove la creatività.

In Inghilterra invece come ci si potrebbe aspettare, non si transige sull’ora del tè.

Momento spesso dipinto come elegante e sofisticato nei film oltre oceano, è invece una tradizione senza tempo.

L’ora del tè avviene intorno a metà pomeriggio e prevede non per forza il consumo di tè ma anche del caffè è ben accetto.

L’importante è non dimenticarsi di mettere qualche biscottino sotto i denti.

Come si passa il tempo?

Chiacchierando! Il tempo, le vacanze, il calcio, lo sciopero dei mezzi pubblici, i programmi per il weekend, la situazione politica ed economica, gli esami di fine anno dei figli, gli studi dei figli dopo il diploma.

Questi sono tutti argomenti che spesso emergono tra colleghi che sorseggiano un caffè o sgranocchiando uno snack.

Il distributore all’interno di un’azienda si conferma un luogo di aggregazione e, allo stesso tempo, di pausa dal tran tran del lavoro quotidiano.

Uno dei grandi valori aggiunti del distributore è proprio questo potenziale d’interscambio comunicativo.

In conclusione…

Nessuno conosce veramente le origini della pausa caffè.

Una cosa però è certa: non importa chi sei, ma prenderti una pausa dal lavoro e goderti una bevanda calda a base di caffeina ogni tanto, fa bene alla tua produttività.

Questa è quindi una situazione di vittoria sia per te e la tua salute fisica e mentale ma anche per l’azienda e la sua produttività.

Tutto questo è dimostrato da studi di organizzazione aziendale e sostenitori del benessere sul luogo di lavoro.

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