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Mascherine con certificato CE 2163: facciamo chiarezza

FFP2

AGGIORNAMENTO DEL 17 MARZO 2021

Nessuno dei modelli non risultati a norma è stato prodotto da aziende italiane o europee. È questo quanto riportato dal Corriere della Sera in merito alle mascherine con certificazione CE 2163 finite nell’occhio del ciclone nelle ultime settimane.

Alcuni dispositivi in commercio, dotati di quel marchio, sono stati testati da un laboratorio indipendente in Cina che ne ha rilevato difetti in quasi tutti i modelli controllati. Una parte delle analisi è stata poi confermata anche da altri due laboratori accreditati tra Cina (Guangdong) e Spagna.

Le mascherine non risultate idonee o con difetti di fabbricazione sono tutte di produzione cinese. Ecco nel dettaglio quali sono i modelli non a norma:

  • Aixine aix m031
  • Whenzhou Opticar FFP2
  • Crdlight Ffp2
  • Meizhuangchen Ffp2
  • Ydao Ffp2
  • Max 02
  • JY Ffp2

La Universalcert, intanto, dopo la nota dei giorni scorsi ha preso nuovamente posizione in maniera molto netta assicurando il rispetto di tutte le procedure di certificazione. L’azienda ha invitato, inoltre, i consumatori a controllare direttamente sul proprio sito la validità dei certificati.

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AGGIORNAMENTO DEL 10 MARZO 2021

Come riportato dall’AGI, l’Universalcert ha replicato con un comunicato alle notizie diffuse nei giorni scorsi sulle mascherine FFP2 non conformi. Queste le parole rilasciate da Osman Camci, direttore generale dell’ente certificatore turco:

Le mascherine FFP2 certificate 2163 sono a norma e l’intero processo è gestito in conformità con il sistema di marcatura CE stabilito nell’ambito dell’Unione Europea. Universal Certification esegue esami iniziali sul modello di mascherina e, in seguito, conduce controlli a campione sulla produzione in serie per verificare che la qualità del prodotti sia omogena con quella verificata nei test”.

Universalcert respinge anche le accuse sui tempi di approvazione e la velocità con cui vengono rilasciate le certificazioni sulle mascherine: “Non corrisponde a realtà che i tempi di esame e approvazione siano più rapidi. Tutte le fabbriche sono soggette ad audit in loco e il tempo medio di certificazione varia da due a tre mesi, che è di fatto meno rapido rispetto ad altri enti certificatori”.

Chiusura sulle notizie uscite sui giornali e riprese dai media in tutta Italia (qui due articoli a riguardo di Open e Leggo): “Le notizie fanno riferimento a test non meglio specificati promossi da un’azienda commerciale e, in ordine ai quali, non sono note le modalità di esecuzione e le procedure seguite, che la Universal Certification ha richiesto di conoscere, ma che non sono state rese disponibili. Le verifiche sulle mascherine citate come fonte in queste notizie non possono pertanto essere considerate valide rispetto alle procedure standard di valutazione della conformità”.

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In questi giorni numerose testate online e telegiornali stanno riportando la notizia di centinaia di migliaia di mascherine con marchio CE 2163 finite nel mirino della Olaf (Ufficio Antifrode della Commissione Europea).

Si parla, infatti, di un gran numero di dispositivi protettivi che, una volta testati, non avrebbero superato le prove di filtraggio realizzate con cloruro di sodio e olio di paraffina e di diversi modelli che non sarebbero nemmeno in grado di contenere il respiro.

L’azienda nell’occhio del ciclone è la Universalcert di Instanbul, una società che dal 2009 si occupa di certificare dispositivi di protezione individuale e che negli ultimi mesi avrebbe avuto un’attività molto intensa rispetto a tante altre con sede in Europa. 

Il caso è emerso dalla denuncia di una società altoatesina che si occupa di import-export tra Italia e Cina e che avrebbe riferito, come accennato in precedenza, che le mascherine con certificato CE 2163 sarebbero tra le più difettose e contraffatte nel mercato dei dispositivi di protezione

Il compito della Olaf sarà chiarire la responsabilità di alcuni produttori e della Universalcert in merito ai dispositivi messi in commercio sia in Italia che in Europa che potrebbero mettere in serio pericolo la salute di chi le indossa.

I dispositivi con marchio CE 2163 venduti su Eurocali.it

Mascherine CE 2163

Consapevoli dei rischi di commercializzare prodotti contraffatti e con la massima trasparenza possibile, abbiamo subito preso contatti con un nostro fornitore per chiedere maggiori informazioni su un modello di mascherina FFP2 in vendita sul nostro sito con marchio CE 2163. 

Secondo quanto ci è stato riferito, queste mascherine FFP2, oltre ad aver ottenuto la conformità CE emessa dalla Universalcert, sono state validate anche dall’INAIL che ha comprovato i test report in base agli standard UNI EN attualmente in vigore.

La validazione INAIL è soltanto un documento in più che testimonia la bontà dei certificati e degli standard applicati nei test report

I dispositivi di protezione individuali hanno superato i test di intasamento con olio di paraffina e sono stati riconosciuti idonei per qualità, comodità, durata e protezione.

Questo sta a significare che non tutti i dispositivi con marchio CE 2163 risultano dannosi o pericolosi per la salute e che i modelli in vendita su Eurocali.it hanno portato a termine tutti i test previsti dallo standard UNI EN 149.

Il certificato CE 2841 delle mascherine Sicura Protection

Sicura Protection

Con l’obiettivo di fugare ogni dubbio in merito ai prodotti venduti su Eurocali.it, ci teniamo a fare luce anche sui dispositivi di protezione individuale Sicura Protection.

Queste mascherine sono interamente prodotte in Italia ma riportano la certificazione CE 2841 rilasciata da un ente turco accreditato.

Il codice in questione si riferisce al MNA LABORATUVARLARI SANAYI di Istanbul, un ente del tutto differente dalla Universalcert e riconosciuto a livello europeo perché idoneo alle certificazioni dei dispositivi di protezione.

Perché la scelta di certificare un dispositivo 100% italiano in Turchia? La risposta è nella velocità di emissione della certificazione e nella “coda” di richieste che ciascun ente deve approvare.

Ogni azienda che produce e commercializza dispositivi di protezione inoltra una richiesta a 10-15 enti in tutta Europa e poi sceglie di affidare la certificazione a quello che, in un determinato momento, risulta più veloce.

In questo caso specifico, l'ente turco ha potuto offrire tempi di certificazione di 2 mesi, mentre i pochissimi enti italiani ci hanno comunicato un tempo di approvazione di 6 mesi.

La scelta dell’organismo di Instanbul è stata fatta, dunque, solamente per questione di tempistiche e non per la facilità con cui questi enti tendono a rilasciare la certificazione. 

Le mascherine Sicura Protection sono state sottoposte a test approfonditi in laboratorio che ne hanno confermato l’assoluta conformità allo standard europeo EN 149:2001+A1:2009 e una capacità filtrante che si attesta intorno al 94% per le FFP2 e del 98% per le FFP3.

Questo significa che i dispositivi di protezione Sicura Protection sono assolutamente sicuri per prevenire e limitare la diffusione del virus Sars-Cov2

Per tutte le certificazioni sui dispositivi Sicura Protection cliccate qui.

Qui invece potete trovare un video esplicativo su come controllare il certificato di un dispositivo di protezione.

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